E... SPIEGAZIONI IN PARTENZA

Gentilissimo Don Angelo
risponde alla sua lettera il docente coordinatore del giornale scolastico, Claudio Angelici;sollevo da questo compito i componenti della redazione a cui la lettera è indirizzata, perché, proprio per questo ruolo nella scuola, mi assumo la responsabilità ultima di quanto il giornale pubblica e degli articoli in esso contenuti. Ho letto con molta attenzione il contenuto del suo scritto e ho apprezzato sia la franchezza formale che lo scopo costruttivo delle critiche in esso contenute.Superato il primo momento di sconcerto chesi prova quando si ricevono giudizi negativi, ho ripassato questo ed i precedenti numeri del giornale per valutare serenamente se le critiche espresse avessero o meno validità. Ho cercato quindi di utilizzare questa occasione per una verifica del nostro operato, cercando di non cadere nella facile scappatoia di una sua scontata difesa d'ufficio. Rispondo quindi sui singoli punti citati nella lettera, per poi toccare alcune questioni di carattere più generale:
- la limitatezza e la eccessiva sintesi nel trattare alcuni temi (es. i laboratori); le pag. 2 e 3 avevano volutamente uno scopo di rassegna generale delle attività di laboratorio e non di una loro esauriente illustrazione; questa rassegna, proprio per essere completa, doveva essere obbligatoriamente succinta; come avrà notato, questo elemento di limitatezza è stato compensato lavorando sulla varietà delle forme comunicative presenti: l'intervista, la poesia in rima, la stralcio delle impressioni soggettive, la relazione lineare, lo scritto in lingua straniera.Altri gruppi avevano già avuto modo di esporre in modo più esauriente altre esperienze scolastiche in articoli che (pur con tutti i limiti presenti) si proponevano, diversamente da questo, una funzione di approfondimento:citiamo a titolo di esempio, le pagg. 3,5,6,7 del n. 2, le pagg. 12 e 13 del n. 3, le pagg. 12e 13 del n. 4 e altri che compariranno sul numero attualmente in stampa.
-la superficialità e la parzialità nella relazione di una gita scolastica; sono d'accordo sulla parzialità: l'articolo "La 3°B in gita" (pagg. 6 e 7 del n° 5) è il resoconto di uno solo tra gli aspetti presenti in una gita di più giorni: quello del divertimento puro e semplice, le "sciocchezze" fatte di giorno e di notte, il ridere per un nonnulla, insomma la gioia dello stare insieme proprio perché si sta bene insieme: se osservata con attenzione, la fotografia da lei citata testimonia qualcosa proprio a questo proposito.C'è da aggiungere che questa è la stessa classe che lo scorso anno (v. "Affamati di ...cultura" - pagg. 16 e17 - n° 3) aveva riportato di una gita alle Abbazie del Milanese e alla Certosa di Pavia parlando di ".. stupore che diventa meraviglia.." di fronte ai pilastri decorati dell'Abbazia di Chiaravalle e descrivendo ragazzi "ammutoliti guardando il soffitto e l'interno straordinariamente illuminati dai raggi solari che filtrano attraverso le vetrate..." unite ad altre considerazioni dello stesso genere.
- la scarsa sensibilità rispetto ai problemi del mondo esterno, la poca attenzione all'emarginazione dei più deboli nell'inseguimento dei modelli "vincenti", lo scarso senso critico rispetto ai valori di consumismo, .....E qui siamo proprio al centro del problema, perché entrano in gioco le categorie educative fondamentali del processo formativo che la scuola, assieme alle altre componenti presenti, cerca di
compiere. Sappiamo, in quanto insegnanti, che un processo educativo è composto da stimoli, modelli e agenti molto diversi tra loro, e che probabilmente l'azione della scuola non è neanche la prevalente; siamo consapevoli di come non sia assolutamente scontato fare acquisire ai ragazzi modelli di comportamento e valori universali e permanenti, ispirati ad attenzione per le persone e l'ambiente, disponibilità per chi è in situazione di difficoltà, sensibilità verso i problemi che esistono anche se non ci toccano da vicino.La scuola opera, ben cosciente di queste premesse, in modo che questi valori e comportamenti vengano acquisiti con maturità e consapevolezza; svolge questa azione all'interno del processo di apprendimento dell'alunno che acquisisce conoscenze, abilità strumentali e sociali, ma fruisce anche di pratica educativa. Lo fa anche tenendo conto che un processo di formazione non può avvenire senza che i ragazzi abbiamo i loro spazi di autonomia, dove potere sperimentare e mettersi in gioco nella loro crescita: questo, sempre in un rapporto positivo con la figura degli insegnanti, che in ogni caso mantengono in modo ben preciso il loro ruolo formativo. E a questo proposito veniamo al problema degli ultimi due articoli "incriminati": quello sui "belli" della scuola e quello sulla macchinetta per le merende. Entrambi contengono temi che, per motivi diversi, stanno sicuramente molto a cuore a ragazze/i di 12 -14 anni (o dobbiamo fare finta che non sia così?), ma entrambi i temi sono stati proposti (l'alternativa era solo quella di dire: "Di questo non si parla perché ci sono problemi più seri!") con un livello di autoironia decisamente gradevole; come non sorridere della descrizione dell'alunno-tipo in calo ipoglicemico o della fotografia del "mister" della scuola che, in costume da bagno, a 4 anni, fa il fusto tirando fuori il torace di fronte alla macchina fotografica dei genitori?? Veramente pensa che articoli di questo genere possano provocare "traumi" nei nostri ragazze/i e che articoli di questo genere siano così diseducativi da porsi in contraddizione con i valori "universali e permanenti" che citavamo sopra?? In realtà una lettura dell'insieme dei numeri pubblicati, che le invio perché possa avere un quadro complessivo più esauriente della questione, ci mostra come questo giornale lascia spazio e rappresenta (o almeno cerca di farlo) la vita reale della nostra scuola nei suoi diversi aspetti e l'insieme degli interessi particolari dei nostri ragazzi/e.Per questo, assieme a quelle che noi adulti riteniamo le cose più superficiali (il giornale è effettivamente infarcito di Play Station, Schumacher, barzellette, e cose simili) troviamo azioni di solidarietà (promosse proprio dalle singole classi), il reportage su validissime iniziative in campo interculturale, relazioni su attività diverse svolte da classi motivate e insegnanti competenti: anche in questo caso basta cercare in modo un po' più approfondito.Purtroppo sappiamo che non tutto nella nostra scuola va sempre bene: sarebbe uno stupido atto di presunzione pensarlo: abbiamo ancora tanto da fare, perché le cose, in campo educativo, sono in effetti abbastanza complicate.Ed è per questo che qualsiasi contributo, disinteressato e costruttivo come il suo, non può che essere preso nella più grande considerazione; per questo alla sua lettera verrà data la massima evidenza quando verrà pubblicata (assieme a questa risposta) sul numero del giornale in corso di impaginazione. In modo che tutti i nostri alunni possano essere partecipi di questo piccolo scambio di opinioni. Perché, alla fine, sono loro i veri destinatari delle due lettere e dei messaggi in esse contenuti.
Con i migliori saluti

Claudio Angelici

Torna alla prima pagina