SORRISI & CAZZOTTI |
| Abbiamo costruito un racconto verosimile
(è questo che ci tocca in programma quest'anno) in cui tutti gli alunni possono
riconoscersi in uno o nell'altro comportamento, in una o nell'altra situazione ma abbiamo
esagerato un po' per farvi ridere. Nella nostra scuota infatti capita che si bisticci e ci
si insulti ma, per fortuna, non si arriva mai alle mani; questo è proprio un caso in cui
la fantasia supera la realtà. I personaggi invece sono reali e riconoscibili: tutti si
sono offerti volontari anche quelli a cui toccano le parti dei cattivi; la classe
rìngrazia calorosamente e ammira il loro spirito di sacrificio!, SORRISI &
CAZZOTTI: Era una mattina come tante altre; davanti al cancello della scuola c'erano
gruppetti di alunni che chiacchieravano, c'era chi tossiva perché gli era andato di
traverso l'ultimo boccone della colazione, chi si faceva il ciuffo di fretta e furia, chi
strillava come un matto perché aveva perso l'ultima partita al videogame; c'era il solito
gruppetto della 3° D che spettegolava sugli affari altrui; i piccioncini si appartavano
per dirsi paroline dolci e mandarsi baci. Come al solito Gioele e Oscar si rincorrevano
giocando a ce l'hai; Alberto, Andrea e Matteo erano spiaccicati al muro, assorti nei loro
libri game, e fino a non che fosse suonata la campanella, nessuno più li poteva
disturbare; Luca, che la sera guarda la televisione fino a tardi, approfittava di quei
cinque minuti per schiacciare un pisolino, mentre Andrea studiava disperatamente gli
ultimi 64 capitoli di geografia che aveva lasciato indietro negli ultimi mesi. Non
mancavano neppure Carlo e Stefano, coppia di solito piuttosto litigiosa, che stavano
guardando la loro collezione di schede telefoniche. Stava quasi per suonare la campanella
quando tutto ad un tratto un urlo selvaggio distolse l'attenzione dei presenti dalle
proprie occupazioni. Era stato proprio Carlo che aveva strillato: "Dammelaaaa!"
e Stefano di rimando "No! Me l'hai regalata e me la tengo, frignone!"
"Frignone a chi? Se non me le ridai lo dico alla prof." "Cosa c'entra la
prof., lasciala stare!" "Guarda che ti faccio a pezzi se non me la
ridai!!!" Tutti si precipitarono sul luogo del litigio e si accalcarono in cerchio
intorno ai due mentre si aprivano le scommesse. C'era chi come Oscar alimentava il fuoco
incitando a gran voce "Rissa, rissa!" seguito da altri esagitati; alcuni più
accomodanti, come Matteo F. cercavano di calmare le acque: "Calma! non si può
litigare per delle schede telefoniche, non siamo all'asilo". Ormai la situazione
stava precipitando quando il suono della campanella fermò i contendenti. Tutti, come un
fiume in piena, si catapultarono su per le scale verso le proprie classi. Anche Carlo e
Stefano, che continuavano a spintonarsi, entrarono in classe ma la rabbia non era ancora
sbollita. Dopo pochi secondi arrivò anche la prof. di italiano, una persona simpatica ma
piuttosto severa. "Cominciamo la lezione!disse -Prendete il libro di geografia alla
pagina 128 e un foglio a quadretti dal raccoglitore." Carlo e Stefano, intenti a
guardarsi in cagnesco, continuavano a mandarsi parolacce e a fare segnacci e rimasero col
banco vuoto; vennero subito ripresi dalla professoressa la quale, sbattendo il gesso sulla
lavagna, esclamò irritata: "Carlo, Stefano, allora, siete sordi?". I due
estrassero di malavoglia dalla cartella libro e quaderno. La prof. allora iniziò la sua
spiegazione alla lavagna ma dopo dieci minuti Carlo e Stefano da un banco all'altro
ripresero a lanciarsi minacce del tipo: "All'intervallo vedi quante botte!"
Quando li sentì borbottare come una pentola di fagioli l'insegnate esclamò: "Ma
ragazzi! Già alla prima ora cominciamo?" Poi assegnò gli esercizi e le pagine da
studiare per casa e con aria stanca disse: "Adesso prendete il libro e il quaderno di
grammatica alla pagina 30, capitolo 10". Nella classe si levò una risatina sommessa:
tra gli alunni stava passando un bigliettino. Il passaggio però venne interrotto da un
urlo: "Francesca dammi subito quel bigliettino!" Francesca, che proprio in quel
momento stava passando il foglietto a Serena, fu costretta a consegnarlo: la prof. vi
trovò scritte parolacce di ogni genere. "Carlo dammi il diario!!" esclamò
furibonda. Carlo, facendo il finto tonto, chiese con aria da vittima innocente: "lo?
E perché?.." "Perché questa è la tua grafia" rispose lei e, dopo aver
messo la nota al malcapitato, pensò che, se c'era un mandante ci doveva essere anche un
destinatario, si guardò intorno con occhio di gatto e si accorse che Stefano rideva sotto
i baffi con aria soddisfatta per la disgrazia del compagno, quindi esclamò:
"Stefano, visto che ti diverti tanto, portami anche tu il diario." La punizione
ebbe effetto, fino alla fine dell'ora i due non dissero più neanche una parola,
sembravano muti.
|