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"Perdincibacco!" esclamai quella mattina alle sette e tre quarti quando fui bruscamente svegliata da grida a dir poco selvagge. "Da quando in qua la mia cameretta è diventata il ritrovo di tutte le scimmie urlatrici della giungla?". Ma dovetti subito ricredermi: non stavo in camera mia e neppure nella giungla; quelle chiassose bestioline che avevano disturbato il mio sacro sonno non erano bertucce ma esseri umani, nonostante che il loro scomposto agitarsi suscitasse seri dubbi in proposito. Mi trovavo in palestra, circondata da individui che si agitavano, si inseguivano, mascherati come per una recita demenziale. Indossavo dei pantaloni extralarge, abbinati ad una minimaglietta a strisce gialle e verdi, ma nessuno sembrava far caso al mio strano abbigliamento. Gli ultimi vapori del sonno mi abbandonarono completamente quando mi vidi piombare addosso un'enorme massa animale, una specie di orango. Qualcosa nel suo aspetto mi richiamò alla mente il professor Quadri, ma non ero sicura: non mi convinceva quella capigliatura… veramente esagerata per un professore di mezz'età. "D'accordoooo???" mi urlò. Non capivo di che cosa stesse parlando, tuttavia mi dichiarai d'accordo per evitare spiacevoli conseguenze. Ma che ci facevo lì, a quell'ora, in un giorno di vacanza (era il venerdì di carnevale)?. Ebbi il terribile sospetto che i miei genitori, per qualche loro oscura ragione, mi avessero strappato a forza dal letto, vestita, truccata e portata lì di peso, senza che neanche me n'accorgessi. Visto il mio sonno pesante, la cosa era tutt'altro che inverosimile. Osservai meglio quelle anime dannate ed ecco… incominciai a riconoscere atteggiamenti noti, fisionomie familiari… sì, i miei compagni. Subito mi sentii meglio, anche perché i miei genitori avevano fatto un buon lavoro, mi avevano truccato alla grande rendendomi irriconoscibile. Mi venne subito l'idea di approfittarne. E l'idea si precisò non appena il mio stomaco incominciò a borbottare. Avevo fame e stavo tastando le mie tasche alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti quando, per puro caso, il mio sguardo cadde su una fila di vassoi disposti in bell'ordine sul tavolo dei giudici di gara. La fame, si sa, aguzza l'ingegno e fu così che per la prima volta il mio intelletto riuscì ad attuare un rapido calcolo mentale: carnevale + vassoi = chiacchiere. Ce n'era da strozzarsi. Ma come raggiungerle? C'è sempre un momento in cui tutti aspettano che qualcuno faccia la prima mossa. Decisi, per una volta, di buttarmi e… detti il via ad una specie di danza delle streghe. Tutti mi seguirono; ma mentre loro, anime belle, volteggiavano senza meta e senza scopo, i miei passi tracciavano percorsi precisi, programmati che ogni tre per due mi portavano nei pressi dei vassoi, dai quali, con sorprendente abilità, arraffai una chiacchiera dietro l'altra. Fui presto sazia e il mondo mi apparve più roseo. I dubbi, le incertezze scomparvero; tutto mi fu chiaro: stavo al "Carnevolley". Ma le sorprese non erano finite. Avevo sgambettato a lungo per la palestra, senza risparmio di energie, eppure non mi sentivo affatto stanca; mi sentivo invece forte, energica. Arrivò il momento di dare inizio alle partite ed io presi posto con la mia squadra. Stavo sotto rete e notai un sguardo preoccupato negli avversari che avevo di fronte. Mi chiesi se avessi qualcosa di strano e, per averne conferma, mi detti un'occhiatina di controllo. Accidenti! Non mi riconoscevo più. Non per via del trucco, ma per via di quegli incredibili muscoli, gonfi e tesi, che non avevo mai avuto. I vestiti si erano ristretti, o io stavo esplodendo di energia? Alla prima schiacciata ogni dubbio si dissolse: sparai una tale "steppa" che abbattei al suolo, moribondi, tre avversari. Oh, la Peppa! Chi ero diventata? Quando mi toccò la rimessa, pensai: "Qui devo darmi una calmata, se no chissà…". La mia mano però era già partita e la palla… non se n'è saputo più nulla; nella parete della palestra, però, c'è ancora un buco circolare. Allucinazioni? Sentii il professor Quadri sghignazzare di fianco a me! Arteriosclerosi? Mi guardai intorno e constatai che diversi ragazzi stavano giocando in modo decisamente superiore al loro solito. Che stava succedendo? Arrivò il momento dell'intervallo e il professore, aiutato dai suoi valletti, distribuì a tutti le chiacchiere. Uno spuntino veramente… da leccarsi i baffi (per chi ce li ha!). Mai vista una simile folla di spudorati golosi! La ripresa delle partite finalmente spiegò ogni cosa. Adesso tutti i ragazzi sembravano atleti della nazionale: scattanti, energici, precisi… Sembravano proprio… mi vien da dire "dopati" come i "veri" campioni. Voi che dite: saranno state le chiacchiere? Mah! In ogni caso io proporrei un esperimento decisivo per verificare: se tutti i professori nelle varie ore ci somministrassero delle chiacchiere come quelle, il nostro rendimento in tutte le materie potrebbe migliorare allo stesso modo, e allora sapremmo con certezza che… Chiara Di Stefano e Beatrice Crippa - classe 2°A
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