A Barzio, in Valsassina, presso la sede del COE (Centro Orientamento Educativo), l'8 febbraio abbiamo vissuto … una giornata africana.
Ci accoglie, al nostro arrivo, Raimond, un simpatico ragazzo della Repubblica del Congo e subito dopo conosciamo Andrè ed Antoinette (Benin), Christophe ed Ursule (Camerun), Chistian (Cile) e Giovanna (Barzio) che, con musiche, canti e balli raccontano il mito della creazione del mondo presso il popolo Bantù.
Vengono proiettate, in seguito, una serie di diapositive relative all'arte delle maschere e all'architettura tipica di alcune regioni dell'Africa.
Visitiamo quindi la mostra dei batik, dei giocattoli e degli strumenti musicali.
Arriva l'ora del pranzo: leggiamo direttamente la testimonianza di uno di noi, famoso gourmet:
"
A proposito di pranzo… devo proprio dire che l'antipasto mi ha subito attirato: polpettine di manioca e pezzetti di banana fritti. Non parliamo poi del primo: riso pilaf con bocconcini di tacchino conditi con una saporita salsina rossa: l'ho mangiato prima con gli ochhi, e poi… Per finire, il dolce: pasticcini di manioca ripieni di cocco… uhm… una bontà                      da leccarsi i baffi. Certo, meglio, ma molto meglio delle aspettative culinarie che qualcuno di noi pensava di trovare: code di rospo saltate, brodino con  occhi di lucertola e, come dolce, un delizioso cervello di scimmia." (potenza dello stereotipo!).
Così rimpinzati, corriamo al mercatino: con 1000 francs (tremila lire) contrattiamo vari acquisti: collanine e braccialetti multicolori, portachiavi, libri, francobolli variopinti… Avvolti da un'allegra musichetta, ci sembra di essere in un mercato reale: Raimond, esuberante venditore, ci ivita ad acquistare la sua merce: "
Les meilleurs prix! De beaux articles aux prix tres bas! Regardez ce bijoux comme il est beau! Venez voir les meilleurs tissus d'Afrique!".
Arricchiti di oggettini e alleggeriti di franchi, partecipiamo a vari laboratori: musicali, di cucina e artigianato: alcuni di noi imparano a suonare il balafon o il tamburo, altri cucinano le arachidi caramellate, altri ancora costruiscono dei portachiavi o collanine (queste ultime, utilizzando una conchiglia, il
cauri, che si trova nell'Oceano Pacifico e che un tempo, i Africa, veniva usata come moneta).
Assistiamo poi alla proiezione  di un cortometraggio: "
Le franc": i registri africani, attraverso i loro film, esprimono la gioia, la sofferenza, la paura, le speranze della società in cui vivono.
Emozionati, presentiamo, a conclusione di questa intensa giornata, i risultati dei laboratori.
Fuori è buio…nel villaggio "cade così, la notte africana. Mentre si parla. Il tempo di una frase; che sia la posizione della nostra foresta? O la naturale verbosità degli africani? Non vogliamo saperlo. Ma sappiamo che qui quando cominci una frase fa giorno e quando la finisci è già notte."
(*)  in lingua lingala significa fratellanza

La classe 1 D                         

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