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Quest'anno abbiamo svolto
un'attività extra curricolare di "intercultura" con una signora, Mariangela,
che ci ha insegnato un procedimento particolare. Si tratta della tecnica del batik, una
tecnica di pittura su stoffa molto usata nei paesi del Sud del mondo. Con quest'attività
volevamo raggiungere obiettivi importanti: conoscere usanze e tecniche di altre culture
del Sud del mondo e renderci conto dei problemi e delle difficoltà che affrontano le
persone che vivono in quei posti. Un obiettivo un po' diverso e forse meno importante era
l'addobbo della classe: infatti, i batik finiti saranno appesi e serviranno a decorare
l'aula. |
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barattolo contenente la gutta,
una tempera di vari colori che si può utilizzare sulla stoffa, e dei pennelli fini. Con
quelli abbiamo ripassato i contorni del disegno. Ci raccomandava spesso di usarne poco e
soprattutto di stendere bene il colore che rimaneva sul pennello. Si poteva intuire che
c'invitava a comportarci del Sud del mondo, infatti, loro non sprecano niente perché
possiedono poco. Dopo aver lasciato asciugare il colore, abbiamo disteso, su alcune parti del nostro lavoro, della cera liquida sciolta in un pentolino usando un pennello o uno strumento apposito che si chiamava tyaing ed è formato da una cannuccia collegata ad una ciotolina dove si mette la cera che poi è fatta scendere attraverso la cannuccia. Con la cera si coprono quelle parti che non devono essere colorate nella fase successiva, quella dell'immersione. |
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