Quest'anno abbiamo svolto un'attività extra curricolare di "intercultura" con una signora, Mariangela, che ci ha insegnato un procedimento particolare. Si tratta della tecnica del batik, una tecnica di pittura su stoffa molto usata nei paesi del Sud del mondo. Con quest'attività volevamo raggiungere obiettivi importanti: conoscere usanze e tecniche di altre culture del Sud del mondo e renderci conto dei problemi e delle difficoltà che affrontano le persone che vivono in quei posti. Un obiettivo un po' diverso e forse meno importante era l'addobbo della classe: infatti, i batik finiti saranno appesi e serviranno a decorare l'aula.
Mariangela è una volontaria del CELIM, un'associazione che si occupa dei paesi del Sud del mondo. La mattina del  16 novembre è entrata in classe con uno strano abbigliamento: indossava un bellissimo grembiule dipinto con la tecnica del batik . Ci ha illustrato i luoghi interessati alla lavorazione del batik e ci ha mostrato un frutto, un giocattolo, un sandalo fatto con la gomma di una ruota di un camion e infine un altro capo d'abbigliamento: un grembiule tinto con una tecnica diversa. Poi abbiamo guardato una videocassetta sul procedimento e la tecnica del batik.
Abbiamo iniziato a lavorare dividendoci in tre gruppi: ogni gruppo doveva illustrare una risaia dei paesi asiatici vista in un momento diverso della giornata. L'abbiamo disegnata a matita su un telo bianco steso sul tavolo. Mariangela ci ha distribuito un

barattolo contenente la gutta, una tempera di vari colori che si può utilizzare sulla stoffa, e dei pennelli fini. Con quelli abbiamo ripassato i contorni del disegno. Ci raccomandava spesso di usarne poco e soprattutto di stendere bene il colore che rimaneva sul pennello. Si poteva intuire che c'invitava a comportarci del Sud del mondo, infatti, loro non sprecano niente perché possiedono poco.

Dopo aver lasciato asciugare il colore, abbiamo disteso, su alcune parti del nostro lavoro, della cera liquida sciolta in un pentolino usando un pennello o uno strumento apposito che si chiamava tyaing ed è formato da una cannuccia collegata ad una ciotolina dove si mette la cera che poi è fatta scendere attraverso la cannuccia. Con la cera si coprono quelle parti che non devono essere colorate nella fase successiva, quella dell'immersione.

segue a pag.13