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Ad Arcore nel parco della villa Borromeo, dal 9 al 15 settembre
si è tenuta la seconda edizione della mostra "Arte in Gioco", organizzata e
diretta da Claudio Cavalli.
Questa mostra è stata molto speciale, perché ha permesso allo
spettatore di entrare in contatto con le opere; infatti le persone hanno avuto la
possibilità non solo di vedere delle opere d'arte, ma di toccarle, di
scoprire i materiali di cui sono fatte e, se lo desideravano, di provare a costruirne.
All'interno del parco erano allestite varie attività: mostre interattive, laboratori,
installazioni, spettacoli e concerti.
Le mostre interattive comprendevano diversi percorsi: dall'analisi dei volti e delle
espressioni dei più grandi pittori europei (da Caravaggio a Vermeer), alle installazioni
di armadi "fantastici".
Anche i laboratori presentavano attività diverse, a cui lo spettatore poteva partecipa
re: costruzioni di "città
invisibili", creazione ed "installazione" di gioielli (in una riproduzione
in piccolo dello stesso parco), costruzioni di maschere e volti, narrazione di storie
mimate, incontri con personaggi famosi nel campo artistico-culturale; iniziative per i
più piccoli di giochi.
Ognuna di queste attività era situata in diversi luoghi del parco o della villa, così
tutta l'area risultava punteggiata d'attività.
L'unico inconveniente della mostra era l'affollamento: infatti, a causa del successo
riscosso, erano quasi esaurite le possibilità di prenotazione e solo alcune classi hanno
potuto parteciparvi.
Stefano
Stucchi & Andrea Pontara classe 2ª B |
Alla mostra ci siamo
imbattuti in animatori che scherzando ci hanno spiegato le differenze tra un dipinto di un
autore e un altro. Per coinvolgerci, poi, hanno mandato due ragazze dietro un telo nero
per ricostruire la scena di un quadro rendendolo divertente.
Ci hanno spiegato come un dipinto può cambiare addirittura significato, illuminandolo da
un'altra posizione e, per provarlo, hanno illuminato da diversi punti di vista la
riproduzione, dimostrandoci praticamente le eventuali trasformazioni.In seguito ci hanno
mostrato altre possibilità di lavoro: riprodurre un quadro, scomporlo in vari pezzi e
ricomporlo infine in modo diverso. Purtroppo non abbiamo potuto provare quest'ultima
esperienza a causa del poco tempo rimastoci.
Un commento sul laboratorio? Noi pensiamo che sia stata un'esperienza fantastica,
emozionante e meravigliosa, un'esperienza da rifare. Alessio Vertemati & Marco
Tornaghi classe 2ª B |
| Mi trovo al buio totale.
Non vedo niente e sono divorata dalla curiosità. Dove sono in questo momento? Ho perso la
cognizione dello spazio.
Di colpo comincio a sentirmi in qualche modo rinchiusa, mi faccio coraggio e allungo la
mano.Comincio a tastare da tutte le parti, e mi ritrovo sottomano una cosa estremamente
morbida.Continuo ad accarezzarla con la mano, fino a capire che si tratta di una
pelliccia.
Mi sento un brivido e ricomincio a tastare, m'imbatto in un materiale freddo, umido e
scricchiolante come la maniglia della porta principale di una casa abbandonata da anni. La
strofino attentamente,
sembra
sì
è proprio
un pezzo di
plastica!!!
Poi tocco qualcosa di ruvido ma non sconosciuto. Mi gira la testa, mi sembra di soffocare,
come mi capita quando mi alzo di scatto dalla sedia, ma non me ne vado da questo luogo
finchè non l' ho ispezionato
da capo a fondo. Continuo
la mia indagine. Mi soffermo a lungo sull'ultimo oggetto e mi si accende una lampadina in
testa: sembra una stoffa forse di un vestito o di una coperta. Non riesco a riconoscere di
cosa si trattava ma lì ci sto molto bene, sistemo il telo e
" Aih! Qualcosa mi
ha punto". La prendo in mano, la tasto e capisco che è una grattugia.
Mi sento felice, ma prima o poi tutto questo sarebbe svanito; infatti, spingo qualcosa,
passo attraverso una porta e ritrovo la luce. Che tristezza! È gia tutto finito!
Mi volto e vedo un armadio; ci sono veramente entrata?
Marika Biffi & Fabiola Stucchi classe 2ª B |
| Mi trovai al buio, un telo nero, un oggetto peloso.
Dietro il telo qualcosa di morbido, poi duro e ruvido.
Torna la luce e poi il buio, vedo solo sagome fosforescenti
Aiuto i fantasmi. Sono
strani. Gialli. Da brivido!!!
Sbattei contro una luce appannata, e gli occhiali mi si spiaccicarono in faccia, allora mi
accorsi che la luce non era appannata ma i miei occhiali sì. Dopo averli puliti, mi
accorsi che la luce era molto più limpida.
Subito dopo il buio, una musica assordante e tanti collage di materiali diversi appesi
alle pareti.
Vignette, scritte e giornali per terra e sulle pareti, divertenti e simpatiche barzellette
mi fanno ridere.
Una musichetta allegra mi introduce nell'ambiente fantastico che mi circonda, disegni
animati mi guardano con strani sorrisi.
Poi, ad un tratto, tutto finisce
Che confusione nella mia mente
Cos'erano?
Come si chiamavano? Comodini?
Ah no, armadi! Simpatici? Simmetrici? Sintetici? Sì, erano sicuramente, ma come li
avevano definiti?
Ah, adesso mi ricordo: Armadi sensibili!
Questi favolosi armadi sono stati costruiti da artisti contemporanei e durante i loro
viaggi andranno anche alla biennale di Venezia.
Alessia Mapelli, Monica Redaelli, Ornella Prato - classe 2ª
B |