Leggendo su giornali e riviste, ascoltando giornali
radio e telegiornali ci rendiamo conto di quanto siano diffuse le bande di adolescenti che
compiono piccoli furti, spaventano i ragazzi più piccoli e si combattono fra di loro
turbando la quiete cittadina. Questo problema non va sottovalutato. Per questo motivo in
classe ci siamo documentati, leggendo articoli di quotidiani, su episodi di violenza
compiuta da "baby-gangs" e ne abbiamo discusso.
Il primo articolo che abbiamo letto parlava di un ragazzino di seconda media, Albertino,
picchiato violentemente per 20 minuti da 4 compagni di classe durante l'ora di ed. fisica,
dopo essersi rifiutato di entrare a far parte della banda di "quelli di piazza
Prealpi". Albertino è tornato a casa con entrambi i polsi spezzati.
I ragazzi erano in quattro contro uno, quindi si possono definire dei vigliacchi. La
verità è che questi adolescenti, da soli, non avrebbero mai fatto una cosa simile: è il
gruppo, la banda, che gli dà coraggio, in tanti si sentono grandi e forti e vogliono
dimostrare di esserlo anche facendo cose che loro stessi sanno sbagliate.
Un altro episodio appreso da un quotidiano che mi ha colpito è avvenuto a Milano, in
metropolitana. Un'altra baby-gang ha aggredito, picchiato e derubato delle Nike nuove due
diciassettenni, sotto gli occhi dei presenti terrorizzati.
Le scarpe. I nuovi "oggetti di culto" di questa generazione. Scarpe che spesso
costano più di quanto i genitori si possano permettere. Scarpe firmate, scarpe alla
moda... Per procurarsele sono disposti a tutto.
Perché ?, ci si può chiedere, quali sono i motivi di tutto ciò ?.
Il dubbio sorge soprattutto quando sentiamo i giornali parlare di "ragazzini di buona
famiglia" che diventano, all'occasione, ladruncoli e ragazzacci di strada.
Forse li spinge proprio il desiderio di
ribellarsi alla loro famiglia, e in generale a qualunque regola imposta,
sia dai genitori che da qualunque adulto, dall'allenatore all'insegnante. Il bisogno
di trovarsi in gruppi di pari, di ragazzi della stessa età, senza adulti
"tra i piedi", per sentirsi più grandi. Ma una volta riuniti in un gruppo, cosa
si può fare ? O annoiarsi seduti sul muretto oppure... farsi la guerra tra bande,
gareggiare a chi è più forte, più trasgressivo. Si sente il bisogno di dimostrare
la propria superiorità con la forza fisica e soprattutto con il coraggio di disobbedire,
mostrando che si è "liberi" che se si vuole si può fare tutto: il che non è
vero, perché ognuno di questi ragazzi in fondo è fragile, insicuro, e farebbe di tutto
per guadagnarsi un po' di stima dagli altri.
Un altra causa di questa violenza è il bisogno di questi giovani di trovare un
nemico. Un nemico qualunque, che abbia qualcosa di diverso da loro: basta che sia di un altro gruppo, di un altro
paese. Un nemico a cui fare guerra, da sconfiggere per potersi sentire vincitori, da
combattere per riempire le giornate.
Come si può tentare di risolvere il problema ? E' certo molto difficile, ma
egualmente si può provare. Si possono pensare diverse soluzioni, ma in pratica non tutte
possono essere messe in atto.
Per esempio, per evitare che i ragazzi si ribellino volontariamente alle leggi
imposte dai genitori si potrebbe educarli fin da piccoli lasciando loro più libertà e
guidarli spiegando loro il perché di tutto, in modo che capiscano da soli cosa è il bene
e cosa il male, senza "subire" le regole che vengono loro imposte.
Se poi hanno bisogno di un gruppo di pari, perché non fare uno sport di squadra ?
Perché non ritrovarsi all'oratorio o in qualche circolo giovanile ?
Bisogno di dimostrare la propria superiorità : non si può fare in un altro
modo ? Per esempio con uno sport, se proprio si ha voglia di menar le mani il
pugilato. Se poi bisogna dimostrare la propria superiorità a un gruppo nemico che ci si
è creato, si potrebbero organizzare partite di calcio, o di qualche altro sport....
Secondo me comunque il problema non sparirà, e sarà difficile farlo ridurre, anche
se con tanta buona volontà si può. Non voglio essere pessimista, ma secondo me trattare
con ragazzi di quest'età è molto difficile e si rischia spesso di ottenere l'effetto opposto a quello voluto. Non
serve far loro prediche e sgridate di cui poi ridono con gli amici, non si può trattarli
da bambini perché si sentono adulti, bisogna saperli appassionare sapendo però che
qualcuno, qualche loro amico, il capobanda, potrebbe convincerli che tutto ciò che stanno
facendo è sciocco, ( Vai all'oratorio ? vai ancora
all'oratorio ? paolotto, bambino piccolo !) e loro lo ascolterebbero, e
seguirebbero il suo esempio pur di guadagnarsi la sua stima. Insomma, bisogna davvero
saperci fare.
In conclusione, per me, è stato molto utile riflettere su questi problemi che ci
riguardano un po' tutti e penso che si debba davvero fare qualcosa per questi ragazzi,
specialmente dove non ci sono centri dove si possano ritrovare, anche perché, a lungo
andare, nei casi più gravi, questi ragazzi si trascinano a vicenda verso il fumo,
l'alcool, la droga,: è questo che bisogna impedire .
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